Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Carlo Giorda

CAI Intersezionale Val Susa e Val Sangone

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Corso di arrampicata 2010 - apertura iscrizioni

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Agosto 2010 08:29
 

Corso di Alpinismo al Monte Bianco

Ore 4.15, un suono martellante interrompe il mio sonno, impiego un po' di tempo per realizzare che stava suonando la sveglia, allungo una mano e a tentoni la spengo ma il mio super-io in quel momento è molto debole e si lascia catturare ancora per qualche attimo dal letto, sino a quando papà inizia ad urlare sotto voce, per non svegliare il resto della famiglia, che è tardi e mi devo dare una mossa. Alzata, sistemata, pronti a partire, ritrovo ad Auchan, ottimizzazione delle macchine e godo del fatto di non avere la patente così ho dormito da Rivoli a Courmayeur.

Ore 6,45 arrivati nel piazzale della funivia, apro la portiera della macchina e un'aria discretamente freddina mi investe e mi sveglia violentemente.

Stipati come sardine nelle cabinovie, superati i 220 gradini raggiungiamo il Torino dove lasciamo le cose suppellettili. Sono già tutti partiti i fortunati che han preso la cabinovia prima di noi, siamo rimasti solo noi aggregati che dopo esserci legati ci siamo incamminati. Un caldo tremendo ci accompagna fino all'attacco della Ottoz da dove si intravede qualche nuvola minacciosa all'orizzonte. Speranzosi sul detto “la fortuna premia gli audaci” attacchiamo la bellissima via, non proprio banale come mi era stata descritta.

Particolare, strano, bello, avventuroso, difficile, logico, non saprei trovare un termine esatto per descrivere quello che mi è apparso in quei pochi tiri che siamo riuscite a fare della Ottoz: il mio battesimo dell'arrampicata “in quota”. E' diverso dalla falesia, è diverso dall'arrampicata della valle dell'Orco. Sei tu che ti devi gestire la via, sei tu che decidi la lunghezza dei tiri, sei tu che cerchi il passaggio che ti sembra più semplice, sei tu che metti le protezioni, sei tu e basta. Sei tu avvolto da quel silenzio melodico e sta a te decidere se ti spaventa o ti culla; sei tu circondato da quei luoghi incontaminati, da quelle montagne maestose che ti fanno sentire una nullità quando sei ai loro piedi ma ti riempiono di soddisfazione quando sei sulla loro cima.

A quattro tiri dalla punta la grandine incomincia a picchiettare sul mio casco, dei mastodontici nuvoloni neri divorano le vette intorno a noi, quel pacifico silenzio viene interrotto dalla cattiveria dei tuoni, velocemente caliamo le doppie pregando che non si incastrino, come raggiungiamo la base della Pyramide i nuvoloni rilasciano a stento le montagne ma i tuoni non smettono di minacciare. Tutte le cordate si sono avviate verso il Torino, siamo rimasti solo io, Francesca, Erbetta ed Alessandro, condividiamo buona parte del ritorno e del mal tempo che ha ripreso possesso del cielo.

Quel cielo che in principio della giornata era azzurro intenso, luminoso e silenzioso è diventato nero, buio e rumoroso, era spaccato da fulmini che convergevano sul Dente come se lo volessero disintegrare, incantevole.

Il rifugio è zeppo e trovare un spazio per mettere la roba ad asciugare è un' impresa ma con un po' di captatium un posticino si trova; sono già tutti intorno ai tavoli con una birra in mano, non resta che unirsi e attendere la cena.

Il cielo ha riconquistato la quiete e la nostra speranza per l'indomani torna concreta, la notte è accompagnata da un via vai di gente che parte per chissà quale punta.

Alle 4.20 è il turno della nostra sveglia, per poi intorno alle cinque avviarci verso il Dente del Gigante. Il sole sta sorgendo e colora tutto con un caldo arancione che riflettendosi sulla roccia del Dente gli dona una colorazione rossa. Il tempo è instabile e numerose cordate ci hanno preceduto sull'attacco della via, non ci fidiamo ad attendere, quei neri cumulonembi si sono invitati anche la domenica, le cordate a salire sono troppo lente, c'è troppo da aspettare e rischieremmo di prendere un altro temporale sulla via. Optiamo per la cresta di Rochefort, accompagnati da un tempo completamente instabile e inaffidabile, un tempo che non ti lascia godere pienamente di ciò che ti circonda ma ti lascia un po' “sulle uova”, un tempo che decide per te lo sviluppo della giornata.

Tornati al Torino ci aspetta una merenda multiculturale e un set fotografico sostenuto da turisti giapponesi.

Scesi i 220 gradini, stipati come sardine nelle cabinovie rientriamo nella cappa di caldo abbandonata la mattina precedente; pantaloncini corti, canotta e sandali prendono il posto ai pantaloni da sci, al pile e agli scarponi.

Anche se il tempo ci ha costretto a rinunciare ai nostri obiettivi, non ha di certo fatto lo stesso con l'ottima compagnia della quale ne ho potuto godere per tutto il weekend, sia col cielo azzurro e accogliente, sia col cielo nero ed ostile.

 



Grazie a tutti, Claudia

 

 

Scialpinismo terapia

Ed eccoci all'ultima uscita dell'SA1 2010...il Pic de l'Etendard..me ne hanno sempre parlato bene ma non ci sono mai stato...

Sveglia sabato mattina alle 4:45...ritrovo e partenza alle 6:00...è sempre un po' faticoso fare la levataccia, ma al ritrovo sono tutti assonati come te e “mal comune mezzo gaudio”...poi si sale in auto..in 5…e via...la spedizione può partire...L'equipaggio è molto gagliardo e divertente e tutti hanno voglia di stare insieme...si ride, si scherza, si fanno progetti..alle 6:30 poi piazziamo il “primo campo” al bar Jolie di Ulzio...con una bella colazione da seduti...c'è anche chi prende un gelato a quell'ora i cui effetti verranno subiti da tutto l'equipaggio durante il resto del viaggio...Siamo veloci e quindi si fa il “secondo campo” in Francia in un paese sconosciuto ma con il bar aperto...un richiamo di caffè...ed infine arriviamo con largo anticipo a Saint Sorlin d'Arves...dopo avere perlustrato la zona, per radunare tutto il gruppo si va al centro del paese...dove ci sono dei banchi con prodotti locali...e lì senza fare nomi qualcuno propone una colletta e scatta il “terzo campo”...si prendono vari salami e baguettes...per la merenda sinoira autogestita del pomeriggio...intanto arrivano tutti, si va al parcheggio, ci si “cabla”, foto di gruppo e via fieri ed entusiasti verso il refuge de l'Etendard...per fortuna gli impianti hanno chiuso il giorno prima (valli a capire 'sti francesi) così è possibile risalire tranquillamente sulle piste la prima parte del tragitto...

Arrivati al rifugio si mangia qualcosa e poi a gruppi si fa ricerca ARVA multipla ...Tutti si rendono conto che non è banale, ma l'interesse e l'attenzione è alta...Ancora un momento di lezione sulla gestione delle valanghe con più persone e quindi vai col meritato “campo 4”...la merenda autogestita nel rifugio...una goduria... Alla 19 cena francese (non è un granchè ma le aspettative non erano alte), un po' di baldoria, pianificazione orari, un genepy, pellatura degli sci...e a letto (qualcuno per sfuggire ai pericoli oggettivi di un russatore OSA chiede asilo in un'altra camera portandosi il materasso e dormendo per terra...prevenire è meglio che curare).

Ed ecco il grande giorno: sveglia alle 4,15, colazione, “cablatura” e alle 5,30 via dal “campo 4” verso il desiderato Pic de L'Etendard...Tutti i gruppi partono con il buio e qualche frontale...si vedono i lumini che si muovono come piccole auto nella notte...E poi un po' di luce, le montagne che compaiono, l'alba...uno spettacolo...questa situazione mi ricorda la partenza dal rifugio des  Ecrines nel 2008...Tutti rubano qualche foto...impossibile resistere...attacchi di giapponesite acuta e poi speriamo che tutti le sfoltiscano un po' prima di pubblicarle...

Dopo un avvicinamento lungo e un po' “vescicoso” (come direbbe qualcuno), ecco che compare il Pic de L'Etendard...molto bello ed imponente, con tutto un lungo scivolo bianco davanti...E poi si iniziano ad intravedere le tre Aiguille d'Arves...quel tipo di montagna aguzza ed affilata dal quale ti senti irrimediabilmente attratto...

Molti arriveranno in cima, alcuni no...Ma non fa niente, anche chi non è arrivato credo sia stato bene nel suo gruppo, abbia imparato qualcosa in più e si sia goduto lo spettacolo... Chi era alle prime esperienze sci alpinistiche forse avrà capito meglio di cosa si tratta, i propri punti di forza ed i propri limiti...E spero la voglia di continuare e di migliorare...Ed un po' di mal di montagna (alla Camanni) in più...

 

Cosa dire... Il cercare di capire chi hai in gruppo, cosa è utile dirgli e come dirglielo...Tenere un passo ed una traccia che vada bene...Sentirsi dire grazie e vedere nello sguardo delle persone se gli è piaciuta o meno la giornata...Conoscere persone nuove e ritrovarti ogni volta anche con chi senti più vicino a te...Immergersi nel paesaggio, nella forza e maestosità della natura...Partire e sentire il tuo respiro, come risponde il tuo fisico, dosare le tue forze...Osservare la neve, il tracciato da fare...e dove poi scendere...e quando scendi intuire e sentire la neve... e a fine giornata confrontarsi sinceramente su come è andata...

 

 Tutto questo...e poi arrivo il lunedì con la faccia color rame al lavoro, accendo il PC ed apro il programma di posta e l'agenda ...con il “to do” che mi sono scritto il venerdì sera prima di uscire... perchè sapevo che anche stavolta avrei staccato da tutto...

 

 Buona sci alpinismo terapia a tutti!

 Aldo

 

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