Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Carlo Giorda

CAI Intersezionale Val Susa e Val Sangone

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I guerrieri della Carlo Giorda alle porte di Ceillac

Eccoci alla 2° uscita del corso di ghiaccio 2012.

Questa domenica è stata una battaglia, perché battaglia??

Partiamo dal ritrovo. Ore 5 bussoleno il che vuol dire sveglia ore 4 come minimo e in questi momenti uno pensa “ma chi me lo fa fare di andare a prendere freddo a Ceillac?” ma noi siamo dei guerrieri e un po' ci piace soffrire.

Partiamo direzione Ceillac. In testa c'è Mauro che, con il suo nuovo cubo trekking viaggia come un pilota di rally sulle strade belle innevate della Francia ed io e Traky facciamo fatica a stargli dietro.

Dopo duo orette di viaggio circa arriviamo finalmente a destinazione e ha il via la preparazione. Imbrago, ghiere, viti, scarponi, ghette, ramponi, casco e per qualcuno un po' di caccota all'aria fresca ma, quando siamo tutti pronti, arriva un signorotto con il suo fuori strada e ci chiede gentilmente di spostare le macchine 100 metri più giù. Spostate le autoadesso si che siamo pronti x l'attacco al ghiaccio.

I più “hard” (scusate, la parola “duri” non mi è concesso usarla, qualcuno me lo vieta ...) ovvero: Traky con Maurizio e Claudia, Ricu con Daniele si dirigono a fare “Sombres Heros”, io e Mauro, Tommy e Giulio, Uss ed Eugenio sulle “Les Formes du Chaos”.

Uss ed Eugenio attaccano tutto a sinistra, Giulio e Tommy in centro invece io e Mauro tutto a destra. Uss è in testa dietro c'è Giulio che lo tallona ed io un po' più indietro. Siamo tutti e tre caldi come dei boiler quando, ad un certo punto, qualcuno forse Uss fa cadere un..... ferro da stiro e chi sarà la vittima prescelta?? chi se non Tommy l'uomo che sanguina di più sulla faccia della terra. Per sua fortuna c'erano dei francesi in coda che si sono subito prestati x una medicazione fai da te con neve e cerotti in at­tesa che Uss si calasse x poi portarlo al pronto di Briancon dove guada­gnerà ben 5 punti di sutura in fronte.

Mentre noi continuiamo a salire, dietro di noi arriva il buon vecchio Fran­co Carbonero che, nonostante l'età inoltrata, ci da ancora un po di lezioni con il suo socio “veterinario” Andre.

Dopo aver attentato alla vita di tutti quelli che mi seguivano tirando giu un bel televisore 42” finiamo la cascata tutti insieme chi sulla via originale chi su una variante più a destra. Una bella discesa a piedi o come il sottoscritto con il culo ci riporta alle macchine.

La giornata si conclude in bellezza con salsiccia salame e formaggio forniti da Giulio sbranati in un fantastico bar di Claviere.

Che dite l'abbiamo vinta questa battaglia?? io penso di si.....

Alla prossima puntata.

Ciao a tutti

Ale

 

Picche in azione nella terza edizione del Corso di Cascate

Finalmente dopo un rinvio di una settimana è cominciato il corso di cascate nr. 3.

La meta concordata sia da me che da Pier (Marco il segretario annuiva sempre) è stata la Val Varaita. La località ormai testata abbondantemente per la prima uscita, sia perché il luogo (solitamente) è una “ghiacciaia” naturale, sia perché si presta per presentare in modo esaustivo e sottolineo esaustivo la tecnica di progressione su “ghiaccio verticale”.
Sveglia allucinante del Sabato mattina per trovarsi “primi” alle 7:45 davanti ai resti miserrimi di un ben più noto Castello “glaciale”.
Di glaciale e’ rimasto veramente poco ma sufficiente per sfruttare quel che di sfruttabile c'era.

Pier sale in cattedra:
i ramponi si piantano così, le picche si piantano cosà, prima si muove questo poi si muove quell'altro, si sposta il bacino.....ci si danno i bacini (tra uomo e donna naturalmente) ma donne poche per cui si continua solo a spostare il bacino e poi basta.....tutti su!!
Lo scenario è sempre il solito, chi capisce al volo, chi ci mette un po' di più.....chi....non c'è verso che possa capire e..... hai.......c....zo questa non ci voleva, Beppe scende un po' troppo velocemente, anzi precipita proprio a terra, da un’altezza da vertigine (2 mt) su un piede e......porca puz....la....... si fa male. Non sembra niente di grave (si saprà poi dopo visite specialistiche che non si tratta di niente di rotto).
Stoico e investito del suo ruolo di allievo dopo una bella “impomatata di Voltaren” riprende a scalare.
Pier soprannominato il “criceto” va su e giù quasi dovesse recuperare chissà quali traguardi, i più giovani (forse) innescano il “cissa” e si inventano dei percorsi di un non ben noto M1/M2/M3......o chissà quale grado sarà stato. Gli allievi intanto provano e riprovano, tutti migliorano sempre di più e nei loro volti si intravvede già la soddisfazione. Beppe stringe i denti, Maurizio ci lascia tutti a bocca aperta e riceve persino qualche applauso. La Iottina tra una starnazzata e l'altra sale, scende, risale, ridiscende.....ma non si stanca mai? Daniele (molto professionale) continua a seguire i vari consigli che riceve dal basso e si cimenta anche su percorsi delicati.
La giornata termina con la mia solita noiosa lezioncina sulle soste, su come si muove la cordata, l'Abalakov ecc.ecc.

Finalmente in Rifugio.
“il criceto” cotto come una pera non ce la fa più (doveva fare la lezione di “catena di sicurezza”) ma continua a piantare le picche anche in rifugio, decido di togliergli le pile e finalmente si ferma.
Cena, caffè, pusacaffè, pusacaffè, pusacaffè e poi tutti a nanna dopo aver deciso le uniche due cascate “fattibili” per il giorno dopo. 3 cordate alla Limo Nero e gli altri alla Valeria e Pachidermi.
Due giornate piene sia di attività che di entusiasmo, stanchi (io soprattutto “il vecchio”) ma come al solito allegri e spensierati come amiconi di tutti i giorni .
Alla prossima Domenica quindi..............sperando nel ghiaccio............e soprattutto nella torta della Iottina fatta dalle sue medesime manine (i biscotti detti anche “tegole” non “tegolini” non hanno superato il Test, anzi sono stati comprati in blocco da Valerio che doveva finire di ristrutturare il tetto del Gazebo).

Ciao a tutti
Sergio


Guarda tutti gli album fotografici su: http://picasaweb.google.com/scuolagiorda

 

 

Una serata speciale per gli amanti dell’alpinismo

Marco Confortola

Una serata speciale per gli amanti dell’alpinismo e della montagna in generale.
 
Nell’ambito della consueta serata annuale di presentazione dei corsi della scuola di Alpinismo e Scialpinismo Carlo Giorda, un gradito e prestigioso ospite ha accompagnato l’evento. Accompagnato dalla sua affascinante compagna, la guida alpina ed alpinista estremo Marco Confortola ci ha fatto vivere emozioni d’alta quota con filmati in cui lo vedono protagonista.

Enrico Griotto

Dopo la presentazione delle attività della scuola da parte del direttore Enrico Griotto, si sono succeduti i direttori dei corsi 2012 di sci alpinismo, cascate di ghiaccio, alpinismo ed arrampicata; per ciascun corso sono stati presentati gli obiettivi e le caratteristiche da un punto vista tecnico, paesaggistico e di vita di gruppo.
 
C’è stato spazio anche per un giusto tributo alla memoria di quel grande alpinista di fama mondiale che è stato Walter Bonatti, un raro esempio di uomo che ha cercato di celebrare con coerenza, attraverso le sue imprese sui profili verticali e poi orizzontali  del mondo, la vita in tutti i suoi aspetti.

Guido Alfonsi, decano e Guido Alfonsipilastro della scuola, ci ha raccontato del piacere che ebbe una sera nel colloquiare con lui e di aver cullato il sogno di averlo come nostro ospite in una delle nostre serate. Sogno aimè non più realizzabile.

La simpatia di Marco Confortola ha fatto il resto. Dai filmati appare chiara la sua passione per la vita in forme che magari non ti aspetti da una persona nata e cresciuta in un paradiso come la Val Furva: i motori! Amico del motociclista recentemente scomparso Marco Simoncelli, ci ha raccontato del piacere di averlo accompagnato sulle sue cime.

Non poteva poi mancare l’esperienza Hymalaiana. Gli 8000 saliti e il tributo pagato da Marco nel 2008 quando una terribile tragedia colpì le cordate impegnate nella discesa dopo avere raggiunto la cima. Un tributo in termini di menomazione fisica che però non ha fiaccato la voglia di tornare in “pista”. Dai filmati appaiono chiare la determinazione ma anche la fragilità dell’uomo di fronte all’inevitabile, sia che si tratti di un  nuovo adeguamento psico fisico , sia che si tratti di una Marco Confortolarinuncia come quella del Cho Oyu che non lo vedeva ancora completamente ripreso dall’incidente del K2.

 

 

 

 


 

 

 

 

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